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Alejandro Sala

La Mia Patagonia


Argentina


Palazzo Bonaguro


Architetto di formazione, la sua passione per la fotografia è nata all’inizio degli anni 70 nella città natale di Buenos Aires. Iniziò all’età di quindici anni, dopo aver ricevuto in regalo dalla madre una Asahi Pentax, anni più tardi apprese la tecnica del chiaro-scuro da Pedro Luis Raota, considerato il più’ grande fotografo argentino e uno dei massimi esponenti della fotografia americana. Continuò poi la sua carriera come fotografo nel modo del fotogiornalismo lavorando come free-lance per importanti mezzi di informazione. Ha coperto un’ampia gamma di eventi durante la dittatura militare in Argentina, come la Guerra delle Falkland-Malvinas nel 1982. Da quel momento non ha più smesso di fotografare. Si trasferì in Italia continuando poi i suoi studi di fotografia all’ ISIA ad Urbino e alla Kunskgeberbeshule di Basilea, in Svizzera. Attualmente è direttore dell’Agenzia Apspressimage; affiliato alla NPPA, National Press Photographers Association (USA) e collaboratore di Getty Images. Oltre alla fotografia di sport ed editoriale dedica gran parte del suo tempo a progetti editoriali. Il suo lavoro ha ricevuto negli ultimi anni diversi riconoscimenti da: Magnum Photos, Governo Argentino, Turin Foto Festival 2012, SIPAContext 2017, Colegium Musicum de Latina, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ufficio Svizzero del Turismo. Le sue immagini sono state pubblicate su Gamma, France Press, Zoom Agency, Newsweek, Zoom agency come Associated Press.

Quarant’anni fa, nel mese di febbraio, Bruce Chatwin visitò la Patagonia e il suo successivo libro, “Chatwin in Patagonia” fu la guida spirituale per tutti i viaggiatori che sognarono di visitare la terra dove il mondo finisce, il suo libro è un omaggio alla narrazione come lo è per il posto stesso.

Le immagini fanno parte di un progetto editoriale intitolato “PATAGONIA the southt of the world when the world finshed”. Un lavoro d’autore che mi ha portato a percorrere 17.000 km dal Rio Colorado allo Stretto di Magellano e dalle Ande al Pacifico. Regione geografica di oltre 900.000 kmq, tre volte circa l’Italia, con una densità di 2,21 abitanti per kmq, 2500 km separano La Pampa dallo Stretto di Magellano.
Un periplo affettivo, specchio di una terra del sud del mondo, l’Argentina raccontata con un sguardo che ritrae immagini di una Patagonia poco conosciuta.
Dai paesaggi infiniti che vanno dalla steppa ai ghiacciai più famosi del Sudamerica, al duro lavoro della “Zafra” in condizioni precarie in cui i lavoratori sfidando le condizioni climatiche e il vento padrone di questa terra silenziosa, antepongono il loro lavoro al mondo moderno, industrializzato.
Le desolate stazioni ferroviarie di Pilcanieyu, Nahuel Pan, Esquel, El Maiten, e ciò che resta dell’Argentine Southern Land Company Limited, fondata alla fine dell’Ottocento padrona indiscussa dei destini della Patagonia australe, che vide la trasformazione delle stesse proprietà terriere, in chilometri di filo spinato, che segnano i confini delle grandi “estancias”, che si contano per più di mille ettari. Immagini che ritraggono gli abitanti delle terre dei venti, che sono gli antenati legittimi di coloro che ora ci abitano, 75.000 Mapuches vivono ancora nelle province della Patagonia.
Uno scenario abitato da milioni di pecore e silenziosi gauchos che ancora vivono isolati per mesi, gesti e sguardi di chi vive, lavora e cerca di lottare nel sud del mondo, o magari di chi ancora rappresenta lo spirito della vera Patagonia; deserti umani dove ancora regna Dio e il Vento, luoghi dove ho voluto tornare più volte per completare la “mia” visione della Patagonia, dove nessun fatto di attualità mi è apparso così affascinate come questo lavoro legato alla cultura della mia terra.
Alejandro Sala

 Alejandro Sala

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